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Degustazione Inama

Venerdì, 26 Maggio 2017 14:04

  

La famiglia Inama produce vino da oltre quarant'anni come unica attività. Arrivati alla terza generazione, hanno un progetto ben definito: produrre vini diversi che posseggano come unico fine quello di corrispondere  alla loro visione del territorio, al di fuori degli stili e dai gruppi di  tendenza. Qui di seguito la filosofia della Famiglia Inama.

Lavoriamo in regime di agricoltura biologica perché riteniamo ci dia un frutto migliore, ma non lo dichiariamo in etichetta. Crediamo nel vino che genera emozioni, possibilmente "alla cieca" e per fare questo abbiamo sviluppato il nostro saper fare interno, senza avvalerci di consulenti e wine guru. Ci affidiamo alla quotidianità e al minimalismo enologico, rispettando le buone pratiche  enologiche che hanno gettato le basi del vino moderno. 

Le prime bottiglie furono prodotte quasi per scherzo nel 1991: si trattava di Sauvignon, una varietà nuova per l’area. Nacque così il Vulcaia Sauvignon. La spiegazione di questo approccio è facilmente spiegabile. In quegli anni l’immagine del Soave era ancora molto appannata a causa delle dissennate produzioni di vino di massa con uve di pianura, ottenute spesso in quantitativi per ettaro spropositati.

La nostra idea era quella di far conoscere il territorio del Soave, non ancora attraverso il suo vino Classico, ma con una interpretazione del Sauvignon che, cresciuto per la prima volta su questo terreno vulcanico, aveva dato origine ad una versione del tutto nuova della varietà francese. Il vitigno risultava essere, fin dalle prime vendemmie, fortemente “addomesticato” dal territorio, addirittura in modo inaspettato con aromi e fragranze di frutta matura, e non vegetali, difficilmente riconducibili alle note varietali. Si tratta pertanto di un vitigno che definiremmo come “ben adattabile”. La versione fermentata in legno dello stesso vino, che abbiamo chiamato Vulcaia Fumé, ha ottenuto fin dall’inizio un notevole interesse a causa della sua grassezza e della potente componente di frutta tropicale, caffè ed agrumi. L’anno successivo è stato introdotto un vino, da vendemmia tardiva della stessa uva, che abbiamo chiamato Vulcaia Après, ora non più prodotto.

L'anno 1992 è stato anche l'inizio della produzione degli altri bianchi: lo Chardonnay e finalmente il Soave Classico Vin Soave. In alcune stagioni di prove (89-90-91) abbiamo sviluppato la tecnica tuttora usata. Innanzitutto viene utilizzata al 100% uva Garganega di proprietà. 

L’idea era quella di rivisitare le antiche pratiche, ora perlopiù abbandonate, che avevano a nostro parere, valorizzato positivamente le caratteristiche dell’uva. In particolare la breve macerazione sulle bucce (2-10 ore, a seconda dello stato dell’uva e della temperatura) senza aggiunta di prodotti enologici. Poi il naturale imbrunimento dei mosti ottenuti e la fermentazione del decantato non solfitato. Il risultato ha prodotto un Soave Classico molto ben caratterizzato a causa della cessione delle sostanze aromatiche e fenoliche dalle bucce al mosto, ma anche dallo sviluppo in macerazione della microflora spontanea con la conseguente “tipicizzazione” derivata dalla sua attività in queste condizioni. Questa tecnica è poi stata applicata alla produzione di tutti gli altri bianchi secchi.

Per il Soave Classico Vigneti di Foscarino, le uve vengono selezionate dalle parcelle migliori e dalle viti più vecchie. La fermentazione avviene, come un tempo, in vecchie barrique (2-5 anni di età). Il vino rimane sulle fecce per 6-7 mesi e viene poi travasato in tini di acciaio dove riposa per altri 6 mesi prima dell’imbottigliamento. Crediamo ciò sia la massima espressione di quanto si possa tradizionalmente intendere come Soave Classico. Probabilmente l’esempio più vicino a quel Soave medioevale che ha generato la fama del vino e del territorio: aroma di fiori di campo che evolve nel tempo verso il miele, forte mineralità che, assieme ad acidità e tannino moderati, rende il vino di piacevolezza “classica”. 

Nel 1996 abbiamo voluto introdurre un’altra versione del Soave. Avendo piantato alcune parcelle allevate a filare con viti innestate su di un vecchio piede chiamato Rupestris du Lot, è stato ottenuto un mosto di notevole concentrazione che abbiamo poi fermentato in barrique nuove. Questo Soave Classico è stato chiamato Vigneto du Lot ed ha ottenuto fin dall’inizio notevoli riconoscimenti. Oggi la quantità di legno nuovo è scesa intorno al 30% per non prevaricare le note aromatiche ottenendo sempre un’ottima forza ma maggior eleganza.

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